i migliori servizi di musica on demand

I migliori servizi di musica on-demand e musica in streaming

Fa un po’ male dirlo, ma dopo i vecchi vinili e le musicassette, anche i supporti iconici dell’ultima generazione nata prima del boom informatico – ovvero CD e lettori MP3 – sembrano destinati ad un’amara pensione. Ma se da un lato i vinili godono di una folta nicchia di appassionati che negli ultimi anni ha riacceso l’interesse verso l’acquisto di questi prodotti, addirittura facendo sì che a dicembre 2016 si acquistasse più musica su LP che tramite download, non pare che i supporti divenuti celebri a cavallo fra i ’90 e i 2000 godano, al momento, della stessa fortuna.

Le ragioni di questa discrepanza sono presto dette: se da un lato il vinile non ha mai smesso di esercitare il suo fascino sugli appassionati di musica – anche in virtù di una qualità del suono ineguagliabile –, dall’altro CD e lettori MP3 non riescono a far valere gli stessi ascendenti di un classico 33 o 45 giri, con l’aggiunto difetto di riprodurre musica ad una qualità compressa, quindi inferiore.

E nell’era dello streaming, dove prima YouTube e poi Netflix hanno rivoluzionato il concetto di fruizione dei video in streaming, anche la musica non poteva sottrarsi all’oramai inarrestabile dilagare di servizi, portali e app che consentono di ascoltare un numero di brani pressoché sterminato a prezzi ragionevoli. È questo il mondo della musica on demand, e nei prossimi paragrafi ti parleremo dei quelli che sono i migliori servizi per ascoltare ciò che vuoi, quando vuoi.

La tua musica sempre con te, ad un prezzo accessibile

Iniziamo col dire che se decidi di provare uno dei servizi di cui parleremo fra poco, tu non possiederai alcuna canzone (come altrimenti succederebbe nel caso in cui comprassi un CD fisico). A seguito di un pagamento mensile o annuale, infatti, il servizio di streaming on demand ti permette di ascoltare un altissimo numero di canzoni, che però saranno “tue” solo finché rinnoverai l’abbonamento. Insomma, no pay, no party. D’altro canto, il fatto di pagare un canone mensile ti darà l’estremo vantaggio di avere a disposizione tutta la musica che cerchi su computer, tablet e smartphone, ovunque ti trovi e in qualsiasi momento, senza l’ingombro di ulteriori supporti mobili e senza dover aprire il portafogli ogni volta che uno dei tuoi artisti preferiti pubblica un nuovo album o rilascia un singolo inedito.

Nelle righe che seguiranno cercheremo per tanto di fare una panoramica su quelli che sono i migliori servizi di musica on demand attualmente in circolazione, elencando pregi e difetti di ognuno, affinché tu possa decidere in base ai tuoi gusti e alle tue esigenze quale è quello più adatto a te.

Tidal

Partiamo da quello che forse è il meno noto dei servizi che prenderemo in disamina. La storia di Tidal inizia nel 2010, quando il software nasce in Norvegia da una costola di WiMP. Negli anni successivi, Tidal è riuscito a sbarcare prima negli altri Paesi del nord Europa, poi anche negli Stati Uniti e in Canada, ma fino al 2015 ha mosso i suoi passi praticamente in sordina. La vera svolta del servizio è avvenuta proprio nel 2015, quando la casa che lo produceva, Aspiro, è stata acquistata per la cifra di 56 milioni di dollari dall’americana Project Panther Bidco Ltd., di proprietà nientepopodimeno che del celeberrimo rapper Jay Z. Oggi il servizio è disponibile in 52 Nazioni (fra cui l’Italia) e offre la possibilità di ascoltare circa 46 milioni di canzoni e 200.000 video musicali, fra cui molti concerti live.

Non riuscendo per il momento a reggere il confronto con altri competitor in termini di varietà dell’offerta, Tidal punta tutto sulla qualità dello streaming, in quanto tutti i brani che ti permette di scaricare sono in hi-fi. Il servizio inoltre si riserva di accaparrarsi anche qualche esclusiva soprattutto per quanto riguarda hip-hop e r’n’b, fattore che per gli appassionati di questi generi potrebbe essere discriminante nello scegierlo rispetto ad altri: non ci dimentichiamo che è stato proprio Tidal ad avere l’esclusiva su tre degli album più apprezzati del 2016, ovvero Lemonade di Beyoncé, Life of Pablo di Kanye West e Anti di Rihanna.

Come corollario a queste esclusive, non possiamo non citare la presenza delle discografie complete di due mostri sacri della musica del secolo scorso come Prince e Neil Young, che sono assenti su altri servizi. Un’ultima nota positiva di Tidal è quella di garantire notevoli extra, come la possibilità di acquistare biglietti dei concerti di grandi star o artisti poco conosciuti.

Se proprio dobbiamo trovare una pecca a questo servizio che sembra promettere molto, dobbiamo ammettere che sia il sito web, sia l’app per dispositivi mobili sono forse troppo “piene” di contenuti, risultando in un utilizzo macchinoso e complicato. A ciò va aggiunto un catalogo che, seppur contenente album e brani di tanti artisti emergenti, non regge il confronto con quello di giganti del settore come Spotify.

Il costo del servizio (detto Premium) è di 9.99€ al mese, ai quali dovrai aggiungerne ulteriori 10 se deisderi usufruire della modalità HiFi, che ti permette di ascoltare musica alla massima qualità disponibile.

Amazon Unlimited

A differenza di quello che potrebbe sembrare, Amazon è l’ultimo arrivato nel gruppo dei provider di musica on demand. Il servizio che se ne occupa, Amazon Unlimited, è attivo dalla fine del 2016 e non va confuso con quello che permette di acquistare musica, ovvero Amazon Music.

Fra le peculiarità di questo servizio ci sono le playlist, che Amazon organizza per l’utente in base ai propri gusti musicali, e non va trascurato il fattore lyrics, che appaiono sullo schermo ogni volta che riproduciamo un brano. Ma l’aspetto più allettante di Amazon Unlimited sono probabilmente i costi, che scendono fino a 7.99€ se siamo anche utenti Prime. Infine, scegliendo Amazon Music avrai a disposizione anche un servizio di cloud, nel quale potrai salvare gli MP3 che hai sul computer. Insomma, se negli anni passati ha investito i tuoi soldi nella musica digitale, anche attivando un servizio di streaming questi non andranno del tutto sprecati.

Passiamo ai difetti. Ad Amazon, a differenza di Tidal, non sembra interessare molto l’aspetto del supporto alle band emergenti, e quindi è meglio che tu sappia sin da subito che qui troverai principalmente musica mainstream. Amazon Unlimited è perciò quello che potremmo definire il “servizio di compromesso”, che offre un tipo di contenuto che non scontenta nessuno ad un prezzo che ci sembra equo.

Google Play Music

Con Google Play Music entriamo a pieno diritto nel mondo dei grandi distributori di musica on demand. Google Play Music ha davvero tutto: un vastissimo catalogo di canzoni da ascoltare in streaming, la possibilità di salvare fino a 50.000 dei tuoi MP3 in cloud e soprattutto una ricca scelta di webradio su cui sintonizzarsi nel caso in cui hai tanta voglia di musica ma poca fantasia. Proprio le radio danno a questo servizio quel qualcosa in più: non solo queste sono quotidianamente aggiornate, ma un po’ come delle vere e proprie playlist ti permettono di scorrere l’elenco delle canzoni che ascolterai, in maniera tale da essere preparato in ogni momento a ciò che le tue casse staranno per riprodurre.

Il costo abbonamento mensile, pari a 9,99€, dà inoltre accesso all’esclusiva piattaforma YouTube Red, che ti permette di riprodurre video e canzoni dal celebre sito di video streaming senza pubblicità. Non ci dimentichiamo poi dell’app integrata e nativa per dispositivi Android che, essendo prodotta proprio dalla casa di Big G., difficilmente ci darà fastidiosi problemi di crash inattesi o fastidiosi bug.

Fra le poche pecche, segnaliamo sicuramente un parco canzoni non proprio underground, che ti permette di trovare sicuramente i grandi successi del presente e del passato, ma forse pecca un po’ in quanto a musica indipendente. Inoltre, sebbene l’app sia un vero e proprio carrarmato in quanto a sicurezza, questa non è propriamente user-friendly, e bisogna smanettarci un pochino prima di riuscire ad utilizzarla in tutte le sue potenzialità.

In definitiva Google Play Music è l’ideale per tutti quegli utenti che hanno già diversi account sulle variegate piattaforme Google e vogliono “riunire” sotto un unico tetto quanti più audio, video streaming e MP3 personali. Il che può essere una bella soluzione, ma alla luce di certe pecche un po’ banali, forse da Google ci si aspettava un po’ di più.

Apple Music

Senza troppi giri di parole, da almeno 10 anni Apple domina il mondo della vendita di beni e servizi votati al mondo del web, ed il suo servizio di musica in streaming, Apple Music, non poteva ovviamente mancare in questa lista. Anzi, probabilmente se non fosse per l’esistenza di Spotify, questo sarebbe di gran lunga il miglior servizio di musica on demand al mondo, soprattutto in virtù di un catalogo canzoni quasi illimitato ed del gran numero di release esclusive che periodicamente si accaparra. E non è un caso se alcuni fra gli artisti più celebri al mondo come Adele e Frank Ocean abbiano affidato i propri diritti in esclusiva proprio all’azienda del compianto Steve Jobbs.

Così come Google Play Music e Amazon Unlimited, anche la mela morsicata ci offre uno spazio in cui salvare i nostri MP3, che saranno automaticamente combinati alle canzoni che sceglieremo di ascoltare on demand, in maniera tale da avere tutto in un unico posto. L’offerta di iTunes, celebre per la sua qualità e la sua quantità, permette inoltre di ascoltare sia i brani più famosi che quelli meno celebri, organizzarli in playlist e riprodurli quando vogliamo. Ultime ma non ultime sono due opzioni che troviamo solo in Apple Music, ovvero la possibilità di ricevere suggerimenti davvero attinenti a quelli che sono i nostri gusti musicali e il supporto della mai doma Siri, grazie alla quale potremo avviare il lettore con una semplice richiesta vocale.

Anche in questo caso, per amore di cronaca, dobbiamo parlare dei difetti, da cui nessun provider è immune. Fermo restando che iTunes era, è, e probabilmente sarà una delle app più disordinate della storia dell’internet, l’autarchia di Apple si rivela davvero fastidiosa quando si tratta di parlare di musica, poiché è quasi impossibile usufruire dei benefici di avere un account su dispositivi Android. Non solo: il servizio pare che non sia integrato neanche con gli iPod (!) a meno che non disponiamo di uno degli ultimissimi modelli touch.

Ci salviamo un po’ sugli abbonamenti: una membership standard costa 9,99€ al mese, quindi in linea con gli altri competitor, ma possiamo scegliere di pagarne 14,99 con accesso garantito a sei utenti, mentre se siamo studenti universitari il costo base è dimezzato a 4,99€.

Spotify

Se c’era un servizio di musica on demand con il quale era giusto concludere la nostra lista, non poteva che essere Spotify, certamente il più noto e utilizzato dell’intera categoria. Nato nel 2008, nel 2016 è arrivato a contare più di 40 milioni di utenti paganti (e ben più alto è il numero di quelli che usano il servizio gratuitamente). Le caratteristiche che ne hanno sancito la fortuna sono molteplici, ne elenchiamo qualcuna di seguito. Prima fra tutte è forte inclinazione alla condivisione: con Spotify è infatti possibile pubblicare i nostri stream su Facebook, nonché di inviare album e canzoni ai nostri amici e creare playlist pubbliche, alle quali chiunque può contribuire.

La condivisione ha aiutato a implementare anche l’aspetto social della piattaforma, che ci permette di importare i nostri amici di Facebook o di cercarne di nuovi in base ai loro gusti musicali. Ma soprattutto, Spotify deve il suo successo alla possibilità che dà ai propri utenti registrati di usufruire gratuitamente del servizio, potendo contare su un catalogo praticamente identico a quello degli utenti Premium. Acquistare un pacchetto Premium, che costa 9.99€ al mese, ti permette invece di eliminare le fastidiose pubblicità che spuntano regolarmente ogni tot canzoni riprodotte.

Davvero pochi i lati negativi, forse solo due: oltre alle pubblicità, obbligatorie se si ascolta in modalità free, Spotify non permette agli utenti che non sottoscrivono un abbonamento di ascoltare liberamente le playlist da dispositivo mobile, obbligandoti in questo caso a passare da un pezzo all’altro solo in modalità shuffle. Di certo questo può essere una seccatura se cerchi un servizio a tutto tondo, ma è anche vero che se riesci a soprassedere su certi piccoli (e giusti) impedimenti, anche la versione free del programma è un’opzione più che performante, e sicuramente migliore di altri competitor a pagamento.

Enzo Santilli

 

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