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Profumi Orto Parisi: le recensioni

Alessandro Gualtieri è una delle star italiane quando si parla di nasi: sua è la firma su tutte le fragranze delle linee Nasomatto ed Orto Parisi, contenenti alcuni dei più amati, odiati, famosi, controversi, strani, originali ed inaspettati profumi del mondo.

Una personalità tanto eclettica quanto i suoi profumi (il nome Nasomatto sembra proprio calzare a pennello), tutti capaci di rappresentare un’idea ed evocare immagini e suggestioni come nella migliore delle tradizioni della profumeria artistica.

Le creazioni di Gualtieri rappresentano in pieno lo spirito dei profumi di nicchia, fatto di ricerca creativa più che di ricerca del gradimento di massa, e si configurano come delle vere e proprie esperienze olfattive.

In questo articolo parleremo dei profumi della linea Orto Parisi: inizieremo con un paragrafo introduttivo, per spiegare la filosofia di questo brand e le caratteristiche comuni a tutte le fragranze; proseguiremo con le recensioni delle singole creazioni, andando a scoprire le idee e le suggestioni che hanno dato vita a ciascun profumo, per confrontarle poi con l’aspetto più pratico e concreto: la resa finale, per il naso di chi vuole avere un buon odore e non conosce (o non è interessato) a tutta la storia dietro.
Concluderemo con un’appendice dedicata ad Alessandro Gualtieri, contenente alcune curiosità che possono essere utili per comprendere il lavoro di quello che, a tutti gli effetti, si potrebbe considerare come un artista della profumeria.


Orto Parisi in generale

“Le parti del corpo dove vi è più odore sono quelle dove si raccoglie di più l’anima. Gli odori troppo forti ci sono diventati sgradevoli, perché l’eccesso d’anima è intollerabile nella misura che la nostra “animalità” è repressa e soffocata dalla nostra società. Questo progetto è il mio orto, l’ho piantato, concimato, coltivato e ho raccolto i suoi frutti. In Orto Parisi il corpo è vissuto come un giardino, gli odori sono il vero specchio della sua anima.”

Questo il manifesto della linea Orto Parisi: determinate materie prime, ispirate alle parti del corpo più “animalesche” che abbiamo, vanno a creare una specie di orto – o meglio, un corpo-orto – dal quale attingere per creare gli accordi che comporranno ciascuna creazione.

Una filosofia estremamente provocatoria, fuori dalle righe, spesso in totale antitesi con il concetto stesso di “profumo”.
Provocazioni non solo negli odori, sempre molto particolari, ma anche nei nomi: che gioia poter dire ad esempio che vi siete spruzzati un po’ di Stercus, o che avete una fragranza che sa di Terroni!

Ciò che risulta più incredibile è che ogni fragranza, nonostante le ovvie apparenti difficoltà, riesce a tener fede al nome che porta: talvolta in maniera più diretta e concreta, altre volte più astratta e basata su flebili suggestioni, ma pur sempre convincente.
Seminalis non ha davvero il sapore dello sperma, ma in qualche modo ne ricrea la suggestione, sotto tanti punti di vista.

E’ questa la bellezza dei profumi Orto Parisi.
Provocanti nella descrizione, addirittura minacciosi nel nome, ma quasi educati quando indossati: e questo, senza venir meno alle promesse di anarchia e rivoluzione che ci vengono fatti leggendone la genesi e l’ispirazione.

Tralasciando un attimo l’aspetto artistico ed andando sul concreto, possiamo dire che si tratta in tutti i casi di fragranze indossabili.
Sicure? Assolutamente no.
Mass pleasing? Men che meno.
Ma non sono neanche dei profumi buoni solo ad essere collezionati o a mostrare un virtuosismo di tecnica profumistica: molti di questi ottengono complimenti e piacciono, molto!

Tutti i profumi della linea hanno performance eccellenti, se non addirittura irreali, come ad esempio nel caso di Megamare.

Si tratta in ogni caso di fragranze unisex… qualcuna potrebbe avere un’inclinazione più maschile o femminile, ma parliamo di piccolezze. Se avete il coraggio di indossare un Orto Parisi, probabilmente il pendere da una parte o dall’altra dello “spettro di unisexità” è l’ultimo dei vostri problemi.

Molti dei profumi di questa linea contengono, a dosi variabili, quello che è stato definito come il DNA di Black Afghano, la firma di Alessandro Gualtieri: un bicordo oud + incenso cupo, orientale, sconsigliato ai cuori deboli ed ai bisognosi di approvazione.

Ah, un’ultima cosa: Gualtieri non diffonde le note da lui utilizzate, quindi possiamo solo provare a supporle. Ogni volta che citerò degli ingredienti in questo articolo sappiate che si tratta di mie sensazioni, non di note ufficiali.

Megamare

Probabilmente il più famoso, quasi certamente il più venduto ed indossato, senza ombra di dubbio il più performante.

Non inizio mai a parlare di un profumo nominando le performance, ma in questo caso è d’obbligo, perchè la prima cosa a cui ripenso quando sento pronunciare il nome di “Megamare”, è quel suo odore rimasto nella stanza per 1 settimana (!) dopo che ne avevo spruzzato un po’ nell’aria (un paio di spray).

O quella maglietta che mi ero ripromesso di non lavare e lasciare sulla sedia fino a quando non ne avesse perso il profumo (alla fine ho ceduto, dopo 10 giorni: non ne potevo più).

O la ragazza che dopo avermi abbracciato, un giorno in cui ne avevo una quantità davvero infinitesimale sui polsi, si è poi ritrovata a proiettarlo a tutti gli amici, vicini e parenti nel raggio di 5m… per 2 giorni!

Provate a spruzzarvi il profumo, entrare in un grande locale, attraversarlo tutto ed uscire subito: dopo mezz’ora, probabilmente sarà ancora nell’aria.

Megamare è un profumo davvero divertente: vi dà la sensazione di essere una sorta di Dio delle Fragranze, dalla cui volontà dipende ciò che ogni persona intorno a voi potrà sentire per il resto della serata (e che continuerà a sentire fino alla successiva doccia e lavatrice, portandoselo a casa).

Un grosso potere, da maneggiare con estrema cura, a maggior ragione poichè il profumo in questione non è il classico fresco acquatico estivo che piace a tutti.
E’ un acquatico pungente, salatissimo, che unisce la sua verve acquatica ad una nota di ambra grigia estremamente forte, chimica, innaturale; sembra entrarti nel naso come la salsedine del mare quando un’onda ti sbatte sott’acqua, e respiri a pieni polmoni con la testa all’indietro.

Un profumo che, se volete acquistare, deve non solo piacervi nell’odore, ma anche nel tipo di attitudine che vi ritroverete ad avere: se non vi piace essere notati e stare al centro dell’attenzione, può anche essere l’odore più strabiliante che abbiate mai sentito in vita vostra, ma dovrete lasciarlo stare.

Un profumo rivoluzionario non tanto per il suo sapore (che è sì originale, ma di acquatici con ambra grigia se ne sentono tanti), quanto per la sua attitudine.

Seminalis

Seminalis, in maniera non troppo velata, si ispira allo sperma.

Non è un odore realistico, ad esempio sfido chiunque a trovare una persona che, alla cieca, senta Seminalis e dica “ah, questo sa di sperma! E’ proprio un profumo allo sperma!“.
Impossibile.

Tuttavia, nel momento in cui vieni a conoscenza della fonte d’ispirazione di questa fragranza, diventa impossibile negare che l’ardito parallelismo abbia un senso.

Si tratta di una fragranza bianca, dolce, con una texture morbida e cremosa. Un biscotto al burro e mandorle inzuppato nel latte.

Sembra prendere una direzione gourmand, ma poi esce fuori quella sua nota vagamente dissonante, un po’ animalesca (come forse l’atto immaginato da Gualtieri) che fa la differenza fra una fragranza dolcissima e gourmandissima tutta da mangiare, e Seminalis.

Ossia la differenza fra un profumo mass-pleasing un po’ banale, che però non riesci a smettere di annusare perchè troppo buono, ed un profumo complesso che esprime al suo interno il turbine di emozioni e controversia scatenati da un atto sessuale.
Un profumo che ugualmente non riesci a smettere di annusare, ma stavolta perchè circondato da un’ambigua aura di mistero che non riesci a decifrare.

Anche in questo caso, performance over-the-top.

Terroni

Il Vesuvio è il simbolo scelto da Gualtieri per rappresentare gli odori del Sud Italia. Un profumo fatto di terra, radici e tradizioni, ma anche di lava e cenere e terra arsa.

Terroni, grazie alla sua forte nota affumicata in apertura, è una delle realizzazioni più realistiche di Orto Parisi.
E dopo l’incendio dell’apertura, una volta domate le fiamme, rimane una terra brulla, arsa, senza colori.

Un buon profumo, indossabile, inadatto a ricevere complimenti, ma suggestivo ed originale, che potrebbe darvi grandi soddisfazioni ad indossarlo se siete dei fan della profumeria araba.

Certamente vi distinguerà, e se abbinato ad un giusto abbigliamento ed alla giusta tempra, vi conferirà eleganza, leadership, e tanto, tanto carisma.

Un odore che amo sentirmi addosso, e la cosa assurda è che neanche io ne capisco il perchè.

Un odore che difficilmente si ama se ce lo spruzziamo sui polsi e ce li annusiamo di continuo sperando di sentire qualcosa di buonissimo e confortante, ma che lavora alla grande nel circondarci di un’aura suggestiva e misteriosa. Sì, suggestiva e misteriosa anche per una persona che non conosce – e quindi non può apprezzare – il realismo dello scenario vulcanico d’ispirazione.

Lo metto nella stessa categoria di Amouage Interlude: o meglio, non è simile ad Amouage Interlude (nota di fumo a parte, è molto meno sfarzoso e carico di resine), ma lo consiglio allo stesso tipo di persona che indossa Amouage Interlude.

Stercus

No, non sa di merda. Ne’ di merda realistica, ne’ di merda profumata di unicorno.

In realtà, paradossalmente, è quasi dolce (vabè, quasi…), specialmente se paragonato al Terroni appena visto o a Viride e Boccanera di cui parlerò presto.

Stercus è uno dei profumi della linea che fanno parecchio affidamento sul bicordo oud & incenso, risultando molto scuro e per niente amichevole.

Per chi conosce Boccanera, Stercus è facile da immaginare perchè gli si avvicina parecchio: il cioccolato ultra-amaro è stato sostituito con delle note (probabilmente resine) più dolciastre, che escono fuori solo a drydown inoltrato.

Vi è effettivamente un lato un po’ disturbante, aspro, fastidioso, a tratti fecale, dato probabilmente dalle note animaliche (castoreo?)… ma è un odore che rimane con voi solo all’inizio.
E’ più un impulso, una suggestione, che viene addomesticata in nome dell’indossabilità. Per dar l’illusione forse di star indossando dello stercus, ma senza far pensare a chiunque incontriate che abbiate davvero appena finito di pulire una stalla.

Ho l’impressione che, se non fosse per il nome, sarebbe un profumo di cui non si parlerebbe molto: Black Afghano e Boccanera offrono le stesse vibes, ma meglio.

Boccanera

Boccanera è il profumo al cioccolato di Orto Parisi.
Arrivati a questo punto, immaginerete già che il tipo di cioccolato qui presente non è di certo quello goloso di Chocolate Greedy o Black Phantom, vero?
Bene, perchè in effetti se queste fossero le vostre speranze rimarreste delusi a livelli inimmaginabili.

Boccanera è fatto del cioccolato fondente più amaro che possiate trovare. Come deglutire un cucchiaino di cacao, caffè e sale.

Questo cioccolato in Boccanera va a braccetto con il quasi onnipresente incenso, in un binomio abbastanza inedito: insomma, una delle note più golose della terra, insieme a dei bastoncini che si bruciano in chiesa?!

Avete mai bruciato cioccolata?
O trovato del cioccolato aromatizzato all’incenso?
Il cioccolato ormai viene aromatizzato con qualsiasi cosa, ma l’incenso…!

Una fragranza molto creativa, inadatta a cuori deboli o a chiunque abbia pensato “Uh che bello, un Orto Parisi al cioccolato, questo di sicuro fa per me!“.
Non è il cioccolato che vi aspettate. E’ una trappola!

Viride

Sul tronco del legno di albero di Aquilaria (da cui si ricava l’oud) tanto caro a Gualtieri, sono cresciute delle erbe. Tanto verdi quanto amare, ovviamente.

Viride nella mia mente è la rappresentazione olfattiva dell’intruglio medicinale più potente dei monaci tibetani, una fragranza pungente dall’apertura devastante, che nel drydown si lascia addomesticare solo in parte.

Molto difficile da indossare, per qualche ragione la sento più adatta ad una donna. Con un carattere ed una personalità enorme, ovviamente.

Brutus

L’unico profumo amichevole di Orto Parisi. E per amichevole intendo che è l’unico che si lascia amare facilmente da chiunque, o quasi.

Una fragranza a base di patchouli con agrumi in sottofondo, elegante old-school molto, ma molto classica (quasi da vecchio).

Non mi dilungherò molto su di essa perchè, purtroppo, sono parzialmente anosmico nei suoi confronti (ossia i recettori nel mio naso non si riescono a legare alle sue molecole).
Oppure la mia pelle reagisce male a questa formulazione, o magari entrambe le cose.
Fatto sta che ho enormi difficoltà a sentire questo profumo sui tessuti, e mi è praticamente inodore se spruzzato sulla pelle.

Bergamask

Molto semplice: bergamotto e muschio.
O almeno, queste sono le note ufficiali fornite da Gualtieri, di cui non mi fiderei al 100%. Nel senso, sulla presenza di bergamotto e muschio nessuno potrebbe mai avere dubbi dopo averlo sentito per un istante, ma non sono così convinto che non vi sia anche dell’altro.

Ad ogni modo, un buonissimo profumo… da vecchia.

Freschissimo e performance stellari, ma non mi entusiasma.

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